Forum NextValue IT 13 novembre

10 11 2008

Reply sarà presente alla giornata Enterprise 2.0 – L’impresa crea valore con la business collaboration.

Reply interverrà durante la mattinata con Filippo Rizzante, Reply Partner ed Emanuela Spreafico, Reply Senior Consultant.

A partire dalle 14:30, ci sarà invece una sessione di approfondimento interamente dedicata a Reply e alla presentazione di TamTamy, la piattaforma Reply di Social Network.

Organizzato da Nextvalue con il patrocinio di Adico, Assintel e Aused, il convegno intende veicolare le implicazioni e le prospettive dell’Enterprise 2.0 sia dal punto di vista della domanda che del sistema di offerta.

Attraverso la riflessione teorica e le testimonianze operative, si cercherà di analizzare i trend, i rischi ed i risultati del mondo Enterprise 2.0.

La partecipazione al Forum ValueIT è gratuita fino ad esaurimento posti.

Per ulteriori informazioni: Forum Next Value





Document Sharing

4 02 2008

State cercando un modello per stendere il vostro business plan? Oppure il vostro obiettivo è trovare un template nuovo per delineare una Job Description? O altrimenti volete leggere un articolo/libro sul Web 2.0 o sul Marketing Innovativo?

docstoc.gifAndate su DocStoc, sito di professional documents sharing, e troverete una risposta alle vostre richieste…





Oracle OpenWorld: using Amazon Web Services with Oracle DB

15 11 2007

I servizi Amazon attualmente disponibili sono:

  • Amazon E-Commerce Service
  • Amazon Elastic Compute Cloud (Beta)
  • Amazon Flexible Payments Service (Beta)
  • Amazon Mechanical Turk (Beta)
  • Amazon Simple Queue Service
  • Amazon Simple Storage Service
  • Alexa Site Thumbnail
  • Alexa Top Sites
  • Alexa Web Information Service
  • Alexa Web Search
Amazon Web Services

Parlando dei servizi di infrastruttura ondemand: S3 è la parte di Storage, EC2 (Elasting Computing) è la parte di Computazione e AMI è la parte sulla distribuzione delle virtual machine (immagini).

I vantaggi di S3 sono:

  1. elastic capacity: never run out of disk space
  2. pay-as-you-go:
    1. Storage: $0.15 /GB/month
    2. Data transfer: upload ($0.10/GB) – download ($0.18-$0.13/GB)
    3. Requests: $0.01/1000 request
  3. Simple to use: Web Services API available with 4 functions (Get, Put, Delete, Create)

Alcuni casi di S3: SecondLife, 37Signals, Blingee, WordPress.com…

Per quanto riguarda EC2, i vantaggi sono:

  1. Elastic Capacity: expand and contract computing needs
  2. Pay as you go: $0.10/Hour (Small Istance), $0.40/Hour (Large Instance), $0.80/Hour (Extralarge instance), bandwidth (come S3)
  3. Simple to Use: accesso alla root di una virtual machine linux!

Alcuni casi di utilizzo di EC2 sono: Web Crawling e indexing (Spock, Worio…), Media Processing e Rendering (RenderRocket, Animoto), Processing pipelines (Xerox), Video Streaming (Nabbr, Mogulus), Website Hosting (Mashery…), Social Networking (iLike, MePopular..).

Amazon Machine Images (AMIs): immagine (virtual image di un SO) che può essere resa disponibile: Public/Private (solo per un numero ristretto ed autenticato di persone)/su Pagamento (si possono vendere le immagini preconfigurate sul marketplace di Amazon!).

La demo motrata da Oracle fa vedere in preview come Oracle Database gira su EC2 e S3…. impressionante… non è ancora rilasciata come feature della 11G ma è in roadmap. In pratica si ha un database Oracle in locale la cui capacità di computazionale  e la capacità di storage sono in rete (in the cloud)! Pretty cool!

Il servizio S3 è usato anche per la gestione dei backups, non più su tapes o file server, ma direttamente sulla cloud, o per lo storage di file sicuri…

I basic building blocks della demo vista dell’integrazione tra Oracle e Amazon sono:

  • Oracle Enterprise Linux
  • Oracle Database Express Edition (XE, free edition of Oracle Database, perfetto per i proof of concepts e per gli ambienti degli sviluppatori)
  • Oracle Application Express (APEX, rapid web application development tool, perfetto per i proof of concepts e per gli ambienti degli sviluppatori)
  • Amazon EC2
  • Amazon S3

SLA dei servizi Amazon: 99.9.

Riferimenti per informazioni: bill.hodak@oracle.com.





Oracle WebCenter

12 11 2007

Direttamente dall’Oracle World, ecco la view sul 2.0 di Oracle.

In primis una definizione carina dellle diverse età del Web:

  • Web 1.0 è l’era delle Connected Information
  • Web 1.5 è l’era delle Connected Applications
  • Web 2.0 è l’era delle Connected People 

Il prodotto di Oracle dedicato al 2.0 è Oracle WebCenter. La sensazione è che è il collasso del best di Oracle Portal con il best della Collaboration Suite con un flavour di applicazioni e funzionalità 2.0 (Wiki, Blogs, Tagging, Calendaring…). Permette il Mashup in modo molto easy attraverso un composer (è l’evoluzione della portlet che faceva web clipping). Hanno appena fatto una demo del mashup: hanno integrato in una singola pagina diverse viste di dati provenienti da Siebel (Account information), Ebusiness suite…. e Linkedin. La demo dimostrava come semplicemente venivano importati i cntatti da linkedin e che gli stessi contatti erano usati per una query su Siebel!! Tutto senza 1 linea di codice.

I key components di WebCenter sono Framework, Composer, Services e Spaces.  Eredita l’accesso pervasive della Collaboration Suite: Voice, Messaging…

WebCenter è utilizzato in front-end a tutti i prodotti Oracle della linea 11g, e la vera cosa interessante è che la vista, allineata con la strategia Oracle, è a processi e si integra perfettamente con il resto delle applicazioni Oracle. La definizione è che WebCenter è la FACE di SOA… nel senso che utilizzando tecniche di mashup, si mette al di sopra delle architetture a servizi realizzate su tutti i prodotti Oracle della linea applicativa… ovvero in top ad AIA (Application Integration Architecture).

Il prodotto è molto completo, la versione 11g sarà disponibile nel 2008.





Enterprise 2.0: Ne parla Dion Hinchcliffe

7 11 2007

Dion HinchcliffeIn occasione del Web 2.0 Expo abbiamo intervistato Dion Hinchcliffe, esperto di Enterprise 2.0, cioè quella scuola di pensiero che si occupa di rendere le innovazioni del Web 2.0 adatte per le aziende. Hinchcliffe ha fondato una sua società di consulenza, ed è blogger su Social Computing e ZDNet. Ci siamo fatti raccontare come e perché il Web 2.0 può essere portato in azienda.

In una parola: cos’è il Web 2.0?
Il Web 2.0, in sintesi, ci fornisce le regole per creare migliori prodotti on-line, e per costruire iniziative che siano le più efficaci e di successo possibile, per un’azienda e i suoi clienti.

Questo si può applicare ad aziende di qualsiasi dimensione?
Anche le aziende che tradizionalmente non hanno mai offerto prodotti o servizi sul web devono restare in contatto con i loro clienti. Oggi possono servirli meglio, offrirgli una migliore esperienza sul prodotto, o sulla relazione con l’azienda. L’esempio più famoso è quello di General Motors, l’azienda automobilistica, che ha creato nuove relazioni on-line in un modo poco costoso ma molto efficace.

Quali sono i timori principali che le aziende hanno riguardo il Web 2.0?
La preoccupazione che mi capita di sentire più spesso riguarda la possibile perdita di controllo, soprattutto del loro brand. Hanno investito molto sul messaggio che danno al mercato, e hanno paura che possa essere interpretato in modo imprevedibile dagli utenti. Ma anche se è ovvio che bisogna tutelare la proprietà intellettuale, oggi bisogna trovare nuove strategie per affrontare il nuovo modello che sta emergendo. Per esempio le aziende possono creare nuovi sub-brand che ritengono più adatti per muoversi nello scenario del Web 2.0.

Lei racconta spesso l’esperienza di Nupedia e Wikipedia. Perché è importante?
Uno degli aspetti affascinanti del Web 2.0 è che ci insegna a sviluppare software che opera come le persone, non costringendoci a fare il contrario. Nupedia era la versione originale di Wikipedia, ma aveva un processo di revisione troppo lungo e complicato. Quando sono passati al modello Wikipedia, aprendo il sistema al controllo del pubblico, hanno ottenuto risultati superiori di centinaia di volte. Nelle aziende, e sviluppando software, non si guarda mai abbastanza al “fattore umano”: il valore dei prodotti che usiamo è creato da noi, e quindi dovrebbero lavorare nel modo che preferiamo.

Pensa che il Web 2.0 possa essere usato anche dentro le aziende?
Senz’altro. Blog, wiki e community hanno avuto un incredibile successo on-line. Ogni giorno viene scritto un milione e mezzo di nuovi post: è un livello incredibile di partecipazione e produttività. Possiamo ricreare questo tipo di partecipazione all’interno delle aziende, anche adattando i sistemi alle esigenze aziendali.

Sta parlando di una “intelligenza collettiva aziendale”?
Assolutamente sì. Oggi spesso succede che nelle aziende documenti importanti, che raccolgo lavoro e conoscenza, vengano perduti, o rimangano semplicemente nascosti, impossibili da trovare. Se vengono resi pubblici al resto dell’azienda, per esempio tramite un blog interno, potrebbero invece far crescere la conoscenza e le competenze aziendali.

Ha tenuto un workshop sui “widget”. Perché sono importanti?
I widget sono piccole componenti applicative e rappresentano un nuovo modello di distribuzione dei contenuti in Rete. Tecnicamente è un modo diverso di sviluppare applicazioni, che fornisce all’utente dati e funzionalità in un modo molto semplice. In futuro vedremo la crescita dell’uso di “Enterprise widget”, ovvero di componenti create da applicazioni aziendali. IBM e Microsoft stanno investendo in questo.

Sta dicendo che il software può dare più risultati con meno funzioni?
Sì, e i wiki ne sono un esempio. Più un programma è complesso e meno può essere usato in diverse situazioni. Le persone naturalmente finiscono per usare gli strumenti che sono più facili e produttivi.

Lei è in Europa per annunciare la Web 2.0 University. Di cosa si tratta?
La Web 2.0 University insegna ai business leader come trarre il meglio dalle innovazioni e le tecniche del Web 2.0. Si tratta, di nuovo, di come concepire e costruire un prodotto on-line moderno. Abbiamo iniziato negli Stati Uniti, e già 3.800 persone hanno svolto il percorso formativo completo, dai middle manager ai CEO di aziende di diversi settori, dal finanziario ai media, eccetera. Ora stiamo aprendo, grazie all’accordo con Reply, in Germania e in Italia.

Questa intervista è stata raccolta da Alberto D’Ottavi. Sul suo blog se ne trova la registrazione completa (in inglese)





O’Reilly: Le potenzialità del Web 2.0

7 11 2007

Il pubblico in attesa di O’ReillySoftware che si adatta ai comportamenti dell’utente, reti sociali efficaci e personalizzate e, soprattutto, integrazione tra applicazioni remote. E molto altro. Il keynote speech di Tim O’Reilly, inventore del termine “Web 2.0” e organizzatore del Web 2.0 Expo di Berlino, è stato molto coinvolgente, anche se più rivolto a prospettive futuribili che alle soluzioni immediate – o forse proprio per questo.

Tim O’Reilly durante lo speechHa ribadito con forza il ruolo della centralità dei dati e degli utenti, e l’importanza di creare soluzioni che si presentino in modo semplice. Ma ha anche espresso una nota critica, più che condivisa anche dalla platea, per certi eccessi del Web 2.0 – troppe richieste di “amicizia” da parte di sconosciuti, ha affermato. Le social network dovrebbero rappresentare più fedelmente le mie relazioni effettive, di lavoro o personali che siano. Uno spunto che ha poi riproposto quale nuove possibile prospettiva: dall’integrazione di diversi software, anche eventualmente su diverse piattaforme, può nascere un “CRM 2.0”, un sistema in grado di sapere per davvero ciò che io voglio che sappia, e in grado quindi di dare ai clienti risposte veramente utili.

Ha fatto l’esempio di Apple iTunes, definendola “una delle migliori applicazioni del Web 2.0”, per l’integrazione completa tra software residente, store on-line e un device fisico. Certo non è da tutti produrre l’iPod, però il cellulare è invece strumento diffuso. E non è un caso quindi se O’Reilly ha detto appunto che “bisogna imparare a sviluppare applicazioni mobili”. O, meglio, con una forte integrazione tra i vari momenti – e relativi dispositivi – di uso e consumo delle informazioni.

Prospettive non poi così remote di come potrebbe sembrare a prima vista. E ogni tanto è utile provare a guardare cosa potrebbe succedere tra qualche anno. Il Web 2.0 Expo, tra le tante sessioni pratiche, permette di fare anche questo.

Potete ascoltare la registrazione del discorso di O’Reilly dal podcast allegato, che pubblichiamo grazie alla disponibilità di Ulrike Reinhard che l’ha prodotto, e che scrive sul blog Who is Who.

Keynote Tim O’Reilly (35 MByte – mp3)





Web 2.0, si fa e se ne parla – 2° atto

5 10 2007

Il Sole 24 OreSul Sole 24 Ore un articolo dal titolo “Da Reply un modello efficace di social network aziendale“, si parla di TamTamy, la piattaforma di Knowledge Sharing in ottica Web 2.0 sviluppata internamente ed a disposizione di tutte le persone di Reply.