Eventi e TamTamy

30 06 2008

Negli ultimi giorni Reply ha partecipato ad una serie di eventi per raccontare la propria esperienza nel settore dell’Enterprise 2.0 e per presentare TamTamy, la soluzione attraverso la quale è possibile creare un Social Network all’interno (o all’esterno) della propria impresa.

Nell’ordine il TamTamy Team ha partecipato a:

Web2.Oltre: platea aziendale interessata a come introdurre gli strumenti del Web 2.0 sia internamente all’azienda, sia come base per attivare azioni di Marketing Conversazionale.

International Forum on Enterprise 2.0: platea variegata. PMI, grandi aziende, rappresentanti accademici e studenti interessati alle nuove dinamiche del Web prevalentemente in ottica interna.

AUSED – Social Networking: platea aziendale interessata a legare i trend del Web 2.0 con le teorie sociologiche. Dibattito particolamente interessante.

In tutti i convegni, Reply ha cercato di descrivere al meglio i benefici emersi durante l’utilizzo di TamTamy (qui è possibile trovare l’elenco degli eventi con le relative slide).

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Il Web 2.0 Expo chiude in chiave “mobile”

8 11 2007

La sala conferenze principaleQuattro giornate davvero intense: 68 workshop nel programma ufficiale del Web 2.0 Expo, più le sessioni secondarie in modalità “aperta” – chiamate non a caso “Web 2.0 Open” – in cui chiunque poteva presentare il suo progetto. Più i keynote speech di sintesi degli appuntamenti più importanti, l’area espositiva e gli innumerevoli incontri che inevitabilmente si fanno in queste occasioni. Il bilancio del Web 2.0 Expo, che si avvia alle sue fasi conclusive in questi minuti, è complessivamente positivo. Soprattutto per il taglio molto operativo: anche se di marketing si è parlato, e non poco, le presentazioni erano orientate a veri e propri approfondimenti delle varie tematiche. Si trattava quindi di veri e propri seminari, che hanno consentito di ragionare e sviluppare esperienze.

Lo stand di ReplyUna formula anche molto pratica, dunque, forse per l’origine americana dell’evento. Decine e decine i notebook aperti, in questo momento, nella sala conferenze principale, per le ultime battute dell’evento, che vede sul palco il confronto tra Tim O’Reilly e Ari Virtanen, vice president per Nokia Multimedia. E O’Reilly comincia proprio sottolineando quanto interessanti siano le prospettive del Web 2.0 sul mobile. Il primo argomento i tablet, di cui Nokia ha presentato l’ultima evoluzione, il modello N810, e poi si è discusso di come portare altri servizi Internet sul mobile.

In primo luogo le social network, che a partire da una connessione a Internet con modello “flat”, ancora più un’ipotesi che un dato di fatto, purtroppo, permetteranno di restare sempre in contatto con le proprie community, personali o di lavoro, assiduamente. Oggi solo una prospettiva futuribile per l’Italia ma già una realtà, per esempio, in Giappone.

L’area espositivaAltra direzione quella di uno sviluppo forte dell’integrazione tra contenuti Internet e contenuti mobili. Nokia sta lavorando al portale Ovi, che diventerà il centro di aggregazione di servizi quali mappe, musica, giochi e altro da una parte e di contenuti generati dagli utenti dall’altra, con possibilità di accesso sia via pc sia tramite cellulare.

Internet si è quindi sganciata dalla sua definizione originaria di “interconnessione tra reti” per assumere quella di modello aperto su cui sviluppare applicazioni e far correre contenuti e servizi, a quali si potrà accedere con ogni tipo di dispositivo. Il personal computer, con l’accento su “personal”, resterà probabilmente il centro di questa dinamica per molto tempo, ma si troverà sempre di più a collaborare con dispositivi pensati per l’uso in mobilità.





Enterprise 2.0: Ne parla Dion Hinchcliffe

7 11 2007

Dion HinchcliffeIn occasione del Web 2.0 Expo abbiamo intervistato Dion Hinchcliffe, esperto di Enterprise 2.0, cioè quella scuola di pensiero che si occupa di rendere le innovazioni del Web 2.0 adatte per le aziende. Hinchcliffe ha fondato una sua società di consulenza, ed è blogger su Social Computing e ZDNet. Ci siamo fatti raccontare come e perché il Web 2.0 può essere portato in azienda.

In una parola: cos’è il Web 2.0?
Il Web 2.0, in sintesi, ci fornisce le regole per creare migliori prodotti on-line, e per costruire iniziative che siano le più efficaci e di successo possibile, per un’azienda e i suoi clienti.

Questo si può applicare ad aziende di qualsiasi dimensione?
Anche le aziende che tradizionalmente non hanno mai offerto prodotti o servizi sul web devono restare in contatto con i loro clienti. Oggi possono servirli meglio, offrirgli una migliore esperienza sul prodotto, o sulla relazione con l’azienda. L’esempio più famoso è quello di General Motors, l’azienda automobilistica, che ha creato nuove relazioni on-line in un modo poco costoso ma molto efficace.

Quali sono i timori principali che le aziende hanno riguardo il Web 2.0?
La preoccupazione che mi capita di sentire più spesso riguarda la possibile perdita di controllo, soprattutto del loro brand. Hanno investito molto sul messaggio che danno al mercato, e hanno paura che possa essere interpretato in modo imprevedibile dagli utenti. Ma anche se è ovvio che bisogna tutelare la proprietà intellettuale, oggi bisogna trovare nuove strategie per affrontare il nuovo modello che sta emergendo. Per esempio le aziende possono creare nuovi sub-brand che ritengono più adatti per muoversi nello scenario del Web 2.0.

Lei racconta spesso l’esperienza di Nupedia e Wikipedia. Perché è importante?
Uno degli aspetti affascinanti del Web 2.0 è che ci insegna a sviluppare software che opera come le persone, non costringendoci a fare il contrario. Nupedia era la versione originale di Wikipedia, ma aveva un processo di revisione troppo lungo e complicato. Quando sono passati al modello Wikipedia, aprendo il sistema al controllo del pubblico, hanno ottenuto risultati superiori di centinaia di volte. Nelle aziende, e sviluppando software, non si guarda mai abbastanza al “fattore umano”: il valore dei prodotti che usiamo è creato da noi, e quindi dovrebbero lavorare nel modo che preferiamo.

Pensa che il Web 2.0 possa essere usato anche dentro le aziende?
Senz’altro. Blog, wiki e community hanno avuto un incredibile successo on-line. Ogni giorno viene scritto un milione e mezzo di nuovi post: è un livello incredibile di partecipazione e produttività. Possiamo ricreare questo tipo di partecipazione all’interno delle aziende, anche adattando i sistemi alle esigenze aziendali.

Sta parlando di una “intelligenza collettiva aziendale”?
Assolutamente sì. Oggi spesso succede che nelle aziende documenti importanti, che raccolgo lavoro e conoscenza, vengano perduti, o rimangano semplicemente nascosti, impossibili da trovare. Se vengono resi pubblici al resto dell’azienda, per esempio tramite un blog interno, potrebbero invece far crescere la conoscenza e le competenze aziendali.

Ha tenuto un workshop sui “widget”. Perché sono importanti?
I widget sono piccole componenti applicative e rappresentano un nuovo modello di distribuzione dei contenuti in Rete. Tecnicamente è un modo diverso di sviluppare applicazioni, che fornisce all’utente dati e funzionalità in un modo molto semplice. In futuro vedremo la crescita dell’uso di “Enterprise widget”, ovvero di componenti create da applicazioni aziendali. IBM e Microsoft stanno investendo in questo.

Sta dicendo che il software può dare più risultati con meno funzioni?
Sì, e i wiki ne sono un esempio. Più un programma è complesso e meno può essere usato in diverse situazioni. Le persone naturalmente finiscono per usare gli strumenti che sono più facili e produttivi.

Lei è in Europa per annunciare la Web 2.0 University. Di cosa si tratta?
La Web 2.0 University insegna ai business leader come trarre il meglio dalle innovazioni e le tecniche del Web 2.0. Si tratta, di nuovo, di come concepire e costruire un prodotto on-line moderno. Abbiamo iniziato negli Stati Uniti, e già 3.800 persone hanno svolto il percorso formativo completo, dai middle manager ai CEO di aziende di diversi settori, dal finanziario ai media, eccetera. Ora stiamo aprendo, grazie all’accordo con Reply, in Germania e in Italia.

Questa intervista è stata raccolta da Alberto D’Ottavi. Sul suo blog se ne trova la registrazione completa (in inglese)





O’Reilly: Le potenzialità del Web 2.0

7 11 2007

Il pubblico in attesa di O’ReillySoftware che si adatta ai comportamenti dell’utente, reti sociali efficaci e personalizzate e, soprattutto, integrazione tra applicazioni remote. E molto altro. Il keynote speech di Tim O’Reilly, inventore del termine “Web 2.0” e organizzatore del Web 2.0 Expo di Berlino, è stato molto coinvolgente, anche se più rivolto a prospettive futuribili che alle soluzioni immediate – o forse proprio per questo.

Tim O’Reilly durante lo speechHa ribadito con forza il ruolo della centralità dei dati e degli utenti, e l’importanza di creare soluzioni che si presentino in modo semplice. Ma ha anche espresso una nota critica, più che condivisa anche dalla platea, per certi eccessi del Web 2.0 – troppe richieste di “amicizia” da parte di sconosciuti, ha affermato. Le social network dovrebbero rappresentare più fedelmente le mie relazioni effettive, di lavoro o personali che siano. Uno spunto che ha poi riproposto quale nuove possibile prospettiva: dall’integrazione di diversi software, anche eventualmente su diverse piattaforme, può nascere un “CRM 2.0”, un sistema in grado di sapere per davvero ciò che io voglio che sappia, e in grado quindi di dare ai clienti risposte veramente utili.

Ha fatto l’esempio di Apple iTunes, definendola “una delle migliori applicazioni del Web 2.0”, per l’integrazione completa tra software residente, store on-line e un device fisico. Certo non è da tutti produrre l’iPod, però il cellulare è invece strumento diffuso. E non è un caso quindi se O’Reilly ha detto appunto che “bisogna imparare a sviluppare applicazioni mobili”. O, meglio, con una forte integrazione tra i vari momenti – e relativi dispositivi – di uso e consumo delle informazioni.

Prospettive non poi così remote di come potrebbe sembrare a prima vista. E ogni tanto è utile provare a guardare cosa potrebbe succedere tra qualche anno. Il Web 2.0 Expo, tra le tante sessioni pratiche, permette di fare anche questo.

Potete ascoltare la registrazione del discorso di O’Reilly dal podcast allegato, che pubblichiamo grazie alla disponibilità di Ulrike Reinhard che l’ha prodotto, e che scrive sul blog Who is Who.

Keynote Tim O’Reilly (35 MByte – mp3)





Web 2.0 Expo Slides

6 11 2007

logo_header_gif.gifLa Rete è veloce e ha già uploadato un gran numero di slide relative alla manifestazione di Berlino. Continua il live blogging di Reply da Berlino…





Live from Berlin: Arriva in Europa la Web 2.0 University

5 11 2007

Il pubblico del Web 2.0 Expo durante i workshopDalla California a Berlino. E’ qui che la comunità degli esperti della Rete si è data appuntamento per il Web 2.0 Expo, prima edizione europea del più importante incontro dedicato all’analisi e allo studio delle potenzialità che la nuova Internet offre alle aziende. Anche se l’inizio ufficiale della manifestazione avviene nel tardo pomeriggio con il keynote speech di Tim O’Reilly, organizzatore dell’evento, i workshop sono cominciati presto e intensi. In sessioni parallele si è parlato delle dinamiche di sviluppo dei social network, di come ottimizzare le campagne di marketing, piuttosto che della creazione di architetture informative per alto traffico.

Dopopranzo si è entrati nel vivo degli argomenti con la sessione “What is Web 2.0” di Dion Hinchcliffe, esperto internazionale di Enterprise 2.0 (il suo blog sul Social Computing, quello su Enterprise 2.0, la sua azienda), che è stata anche l’occasione dell’apertura ufficiale del capitolo europeo della Web 2.0 University, struttura di formazione presente in Italia grazie alla partnership con Reply.

Dion Hinchcliffe durante la sua presentazioneHinchcliffe, in circa tre ore, ha riassunto “le regole per creare prodotti online di successo nel 21° secolo”, come recitava il sottotitolo del suo workshop. Dall’invenzione del web, 15 anni fa, da parte di Tim Berners-Lee, questa struttura semplice di pagine e hyperlink ha avuto un successo planetario, e oggi è la piattaforma principale, e Hinchcliffe ha sottolineato “la”, per lo sviluppo di applicazioni, prodotti e visibilità aziendali.

Piattaforma di comunicazione bidirezionale, il web dal 1996 al 2006 è cresciuto da 45 milioni di utenti e 250.000 siti a 80 milioni di siti e più di un miliardo di utenti, un traguardo superato nel 2005. Oggi abbiamo invece oltrepassato i 100 milioni di siti, 110 milioni di blog e 1,2 miliardi di utenti nel mondo. E aspetto fondamentale è che, oggi, gli utenti, “noi” utenti, producono contenuto. “Siamo nell’era della partecipazione”, ha ribadito Hinchcliffe, “e non più in quella della pubblicazione”.

In questo contesto, quindi, è essenziale saper estrarre competenza dalle proprie reti di relazioni, siano clienti, partner o gli stessi dipendenti, qualora si utilizzino strumenti Enterprise 2.0 interni. E’ questo l’elemento fondamentale della nuova definizione di Web 2.0 elaborata Tim O’Reilly: “Applicazioni basate su Internet che fanno esplicitamente leva sugli effetti di rete tra gli utenti”. I due pilastri principali dei “Sette principi” del Web 2.0:

  1. Il Web come piattaforma
  2. I dati come il nuovo “Intel inside”
  3. La fine del ciclo di rilascio del software del passato
  4. Software e business model “leggeri”
  5. Applicazioni progettate sopra il livello di un singolo device
  6. Una esperienza utente “ricca”
  7. Stimolare l’intelligenza collettiva

Argomenti che andremo ad approfondire nei prossimi giorni.





Telco & Media: Convergence in the Web 2.0 Era

3 10 2007

Reply ha promosso, insieme a Business International, la tavola rotonda Telco & Media: Convergence in the Web 2.0 Era, che si è tenuta il giorno 28 settembre 2007.

L’incontro ha creato un momento di confronto per i protagonisti dei settori Telco & Media sui cambiamenti che la sempre maggiore diffusione dei paradigmi del Web 2.0 ha introdotto.

Dopo il benvenuto da parte di Mario Rizzante, Presidente di Reply, la parola era a Sergio Antocicco, Chairman dell’INternational Telecommunications Users Group che parlava di “The Web 2.0 impact”, il network effect e il panorama funzionale, concludendo con alcuni punti di vista in merito all’utilizzo di Web 2.0 – a user-to-user technology – nei modelli di organizzazioni enterprise.

Segue l’intervento di Denise Kalos, managed partner Hinchcliffe & Company. Denise spiega i principi di “Architectures of Participation: The Next Big Thing” dove sottolinea e.g. l’importanza di creare “passionate users” ovvero di coinvolgere oltre a clienti anche vendor, distributori, collaboratori e competitor nella community e di costruire Database of Intentions (John Battelle), raccogliendo dati di comportamenti per strutturare un valuable data set di Search terms, Search results clicked, Articles/photos clicked e Articles/photos e-mailed, citando l’esempio del New York Times. Denise chiude con una seria di riflessioni e domande per la strategia enterprise versus Web 2.0 che vengono poi riprese nella tavola rotonda.

La tavola “The Web 2.0 ERA: Fast Forward Your Business” viene guidata da Alan Friedman e partecipano:

  • Elena Antognazza, Head of Marketing, PayPal Italy,
  • Yves Confalonieri, Director RTI Interactive New Media, Mediaset,
  • Federico Grosso, Senior Vice President, Business Development, Blinkx,
  • Umberto Luciani, Marketing & Content Director, MySpace Italia,
  • Eric Lumer, CEO, Rawflow,
  • Tatiana Rizzante, Managing Director, Reply,
  • Pietro Scott Jovane, Country Manager, Microsoft Online Services Group,
  • Giorgio Stock, Managing Director & Senior VP, Walt Disney Television Italy.

Si è parlato dei processi organizzativi e di gestione dei clienti, della nascita e definizione di nuovi modelli di business, di come evitare la bolla di sapone ’99-2000, delle differenze tra Italia ed America, sull’ottimizzazione di una cultura orientata ai servizi per facilitare lo sviluppo di web 2.0 nel nostro paese, sul rapporto pubblicità e consumer e delle conseguenze dei social network sulle strategie di comunicazione ed advertising, concludendo con le preoccupazione per i concetti di riservatezza e privacy e i potenziali scenari di Social Networking tra 5 anni.

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La discussione continua, online e offline. Reply vi invita alla lettura, la partecipazione e la segnalazione di eventuali blog ed articoli mancanti sull’argomento:

http://www.appuntidigitali.it/82/ce-una-italia-20/

http://www.infoservi.it/dblog/articolo.asp?articolo=504

http://www.delymyth.net/node/7380

http://blog.quintarelli.it/blog/2007/09/undicesimo-non-.html

http://www.downloadblog.it/post/4831/telco-media-convergenza-nellera-del-web-20

http://www.lucazappa.com/2007/09/29/telco-media-2007-convergence-in-the-web-20-era/

Inoltre Reply segnala un progetto che porta allo sviluppo di una collaborative presentation relativa al Web 2.0 promossa da Ed Yourdon.