Enterprise 2.0: Ne parla Dion Hinchcliffe

7 11 2007

Dion HinchcliffeIn occasione del Web 2.0 Expo abbiamo intervistato Dion Hinchcliffe, esperto di Enterprise 2.0, cioè quella scuola di pensiero che si occupa di rendere le innovazioni del Web 2.0 adatte per le aziende. Hinchcliffe ha fondato una sua società di consulenza, ed è blogger su Social Computing e ZDNet. Ci siamo fatti raccontare come e perché il Web 2.0 può essere portato in azienda.

In una parola: cos’è il Web 2.0?
Il Web 2.0, in sintesi, ci fornisce le regole per creare migliori prodotti on-line, e per costruire iniziative che siano le più efficaci e di successo possibile, per un’azienda e i suoi clienti.

Questo si può applicare ad aziende di qualsiasi dimensione?
Anche le aziende che tradizionalmente non hanno mai offerto prodotti o servizi sul web devono restare in contatto con i loro clienti. Oggi possono servirli meglio, offrirgli una migliore esperienza sul prodotto, o sulla relazione con l’azienda. L’esempio più famoso è quello di General Motors, l’azienda automobilistica, che ha creato nuove relazioni on-line in un modo poco costoso ma molto efficace.

Quali sono i timori principali che le aziende hanno riguardo il Web 2.0?
La preoccupazione che mi capita di sentire più spesso riguarda la possibile perdita di controllo, soprattutto del loro brand. Hanno investito molto sul messaggio che danno al mercato, e hanno paura che possa essere interpretato in modo imprevedibile dagli utenti. Ma anche se è ovvio che bisogna tutelare la proprietà intellettuale, oggi bisogna trovare nuove strategie per affrontare il nuovo modello che sta emergendo. Per esempio le aziende possono creare nuovi sub-brand che ritengono più adatti per muoversi nello scenario del Web 2.0.

Lei racconta spesso l’esperienza di Nupedia e Wikipedia. Perché è importante?
Uno degli aspetti affascinanti del Web 2.0 è che ci insegna a sviluppare software che opera come le persone, non costringendoci a fare il contrario. Nupedia era la versione originale di Wikipedia, ma aveva un processo di revisione troppo lungo e complicato. Quando sono passati al modello Wikipedia, aprendo il sistema al controllo del pubblico, hanno ottenuto risultati superiori di centinaia di volte. Nelle aziende, e sviluppando software, non si guarda mai abbastanza al “fattore umano”: il valore dei prodotti che usiamo è creato da noi, e quindi dovrebbero lavorare nel modo che preferiamo.

Pensa che il Web 2.0 possa essere usato anche dentro le aziende?
Senz’altro. Blog, wiki e community hanno avuto un incredibile successo on-line. Ogni giorno viene scritto un milione e mezzo di nuovi post: è un livello incredibile di partecipazione e produttività. Possiamo ricreare questo tipo di partecipazione all’interno delle aziende, anche adattando i sistemi alle esigenze aziendali.

Sta parlando di una “intelligenza collettiva aziendale”?
Assolutamente sì. Oggi spesso succede che nelle aziende documenti importanti, che raccolgo lavoro e conoscenza, vengano perduti, o rimangano semplicemente nascosti, impossibili da trovare. Se vengono resi pubblici al resto dell’azienda, per esempio tramite un blog interno, potrebbero invece far crescere la conoscenza e le competenze aziendali.

Ha tenuto un workshop sui “widget”. Perché sono importanti?
I widget sono piccole componenti applicative e rappresentano un nuovo modello di distribuzione dei contenuti in Rete. Tecnicamente è un modo diverso di sviluppare applicazioni, che fornisce all’utente dati e funzionalità in un modo molto semplice. In futuro vedremo la crescita dell’uso di “Enterprise widget”, ovvero di componenti create da applicazioni aziendali. IBM e Microsoft stanno investendo in questo.

Sta dicendo che il software può dare più risultati con meno funzioni?
Sì, e i wiki ne sono un esempio. Più un programma è complesso e meno può essere usato in diverse situazioni. Le persone naturalmente finiscono per usare gli strumenti che sono più facili e produttivi.

Lei è in Europa per annunciare la Web 2.0 University. Di cosa si tratta?
La Web 2.0 University insegna ai business leader come trarre il meglio dalle innovazioni e le tecniche del Web 2.0. Si tratta, di nuovo, di come concepire e costruire un prodotto on-line moderno. Abbiamo iniziato negli Stati Uniti, e già 3.800 persone hanno svolto il percorso formativo completo, dai middle manager ai CEO di aziende di diversi settori, dal finanziario ai media, eccetera. Ora stiamo aprendo, grazie all’accordo con Reply, in Germania e in Italia.

Questa intervista è stata raccolta da Alberto D’Ottavi. Sul suo blog se ne trova la registrazione completa (in inglese)

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One response

12 07 2009
Dion Hinchcliffe and the Enterprise 2.0: An interview | Infoservi.it

[…] 2.0 University, in partnership with Reply. You can read the Italian version of this interview on Reply’s blog about Web 2.0. Da questo link si può scaricare il file mp3 dell’intervista integrale, in […]

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