Live from Berlin: Arriva in Europa la Web 2.0 University

5 11 2007

Il pubblico del Web 2.0 Expo durante i workshopDalla California a Berlino. E’ qui che la comunità degli esperti della Rete si è data appuntamento per il Web 2.0 Expo, prima edizione europea del più importante incontro dedicato all’analisi e allo studio delle potenzialità che la nuova Internet offre alle aziende. Anche se l’inizio ufficiale della manifestazione avviene nel tardo pomeriggio con il keynote speech di Tim O’Reilly, organizzatore dell’evento, i workshop sono cominciati presto e intensi. In sessioni parallele si è parlato delle dinamiche di sviluppo dei social network, di come ottimizzare le campagne di marketing, piuttosto che della creazione di architetture informative per alto traffico.

Dopopranzo si è entrati nel vivo degli argomenti con la sessione “What is Web 2.0” di Dion Hinchcliffe, esperto internazionale di Enterprise 2.0 (il suo blog sul Social Computing, quello su Enterprise 2.0, la sua azienda), che è stata anche l’occasione dell’apertura ufficiale del capitolo europeo della Web 2.0 University, struttura di formazione presente in Italia grazie alla partnership con Reply.

Dion Hinchcliffe durante la sua presentazioneHinchcliffe, in circa tre ore, ha riassunto “le regole per creare prodotti online di successo nel 21° secolo”, come recitava il sottotitolo del suo workshop. Dall’invenzione del web, 15 anni fa, da parte di Tim Berners-Lee, questa struttura semplice di pagine e hyperlink ha avuto un successo planetario, e oggi è la piattaforma principale, e Hinchcliffe ha sottolineato “la”, per lo sviluppo di applicazioni, prodotti e visibilità aziendali.

Piattaforma di comunicazione bidirezionale, il web dal 1996 al 2006 è cresciuto da 45 milioni di utenti e 250.000 siti a 80 milioni di siti e più di un miliardo di utenti, un traguardo superato nel 2005. Oggi abbiamo invece oltrepassato i 100 milioni di siti, 110 milioni di blog e 1,2 miliardi di utenti nel mondo. E aspetto fondamentale è che, oggi, gli utenti, “noi” utenti, producono contenuto. “Siamo nell’era della partecipazione”, ha ribadito Hinchcliffe, “e non più in quella della pubblicazione”.

In questo contesto, quindi, è essenziale saper estrarre competenza dalle proprie reti di relazioni, siano clienti, partner o gli stessi dipendenti, qualora si utilizzino strumenti Enterprise 2.0 interni. E’ questo l’elemento fondamentale della nuova definizione di Web 2.0 elaborata Tim O’Reilly: “Applicazioni basate su Internet che fanno esplicitamente leva sugli effetti di rete tra gli utenti”. I due pilastri principali dei “Sette principi” del Web 2.0:

  1. Il Web come piattaforma
  2. I dati come il nuovo “Intel inside”
  3. La fine del ciclo di rilascio del software del passato
  4. Software e business model “leggeri”
  5. Applicazioni progettate sopra il livello di un singolo device
  6. Una esperienza utente “ricca”
  7. Stimolare l’intelligenza collettiva

Argomenti che andremo ad approfondire nei prossimi giorni.

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3 responses

5 11 2007
6 11 2007
0m4r

dei 7 Pilastri il quinto non è che mi sia proprio chiarissimo, cos significa esattamente “Applicazioni progettate per un level of a single device”? E’ quel “level of a single device” che mi lascia un po’ perplesso :S

6 11 2007
replyweb20

Ciao Om4r grazie per la segnalazione, la frase è stata corretta.

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