Web 2.0 vuol dire nuove opportunità

7 06 2007

Web 2.0 per le aziende non significa solamente Enterprise 2.0. Il Web di nuova generazione infatti, oltre a rappresentare un mezzo per la collaborazione e la condivisione di informazioni all’interno dell’azienda, può fornire un valido strumento per arrivare al cliente finale.

Web 2.0 vuol dire Marketing, o meglio, Business Marketing, Marketing che genera affari. Spesso in Italia si è scettici quando si parla di Web 2.0: un pò per la paura post-bolla, un pò perchè spesso alcune, tra la miriade di start-up che nascono su questa nuova onda, chiudono dopo poco, non avendo un business model adeguato al concept del servizio proposto.

In realtà i soldi girano. Non solo su Second Life. In vari modi. O tramite una community che permette una co-creazione di prodotti col cliente o diversi strumenti che permettono di elevare la Brand Awareness. Oppure nuove modalità di business veramente innovative che sfruttano appieno il concetto di community e socialità, come zooppa.com, un caso di successo italiano che si spiega da solo…

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6 responses

8 06 2007
Massimo Moruzzi

scusa, cosa significa che alcune di queste società cosiddette web2.0 non hanno “un business model adeguato al concept del servizio proposto” ?

8 06 2007
Luca De Felice

Un business model che sta avendo molto successo in ambito Web 2.0 è il Freemium Model, di cui il blog si è già occupato in un post passato. Si veda ad esempio http://www.linkedin.com: fornisce un servizio basico di relazioni con gli altri utenti business in modalità free; funzionalità aggiuntive come contattare persone di cui non si ha una mail sono premium. In questo caso il business model (freemium) è adeguato al servizio proposto (un servizio non indispensabile, ma che può diventare tale se utilizzato per qualche mese).
In America molte piccole start-up hanno chiuso dopo pochi mesi perchè il loro servizio, non particolarmente attrattivo almeno nelle fasi iniziali, era supportato da un business model solo premium, a pagamento fin dal suo primo utilizzo.
Il freemium model come concept nasce ovviamente dal marketing promozionale in cui l’utilizzo gratuito di un campione del prodotto potrebbe portare poi all’acquisto dello stesso da parte del cliente.

8 06 2007
Massimo Moruzzi

imho la storia del “modello giusto” non ha molto senso. ci sono società che hanno fatto pagare da subito e dato nulla gratis (meetic, per dirne una); società che danno qualcosa gratis e qualcosa a pagamento (però devo dire che “freemium model” non l’avevo mai sentito dire e fa davvero molto niu economy ;-); e altre che danno tutto gratis e vanno benissimo così.

8 06 2007
Luca De Felice

Non ho detto che il freemium model sia il modello giusto; il modello giusto deve essere rapportato al tipo di servizio. Se Meetic, basandosi su un tipo di servizio particolarmente trainante sulla rete, ovvero quello degli appuntamenti, ha fatto pagare fin da subito, ha fatto bene.
Se ad esempio si offre un servizio di text-to-speech come plugin accessorio per costruire un sistema di podcast automatico su un blog, partire con un modello premium mi sembra controproducente, anche se il servizio è ben realizzato qualitativamente.
Il fremium model spesso riesce a essere ottimale per una larga quantità di servizi 2.0. Ciò non toglie che un servizio con una fee mensile o uno gratuito e completamente basato sulla pubblicità siano più adeguati in taluni casi.

2 09 2007
stefano manni

vorrei segnalare che blog, forum,chat, spazi dove la gente puo incontrarsi esistono DA SEMPRE:… ovvero da quando i programmatori hanno avuto a disposizione linguaggi dinamici, e non solo html puro.
Se tutte queste cose le consideriamo WEB 2.0 allora ci siamo gia da un pezzo e nessuno se n’ è accorto??
Per quanto riguarda second life, altro non è che un videogioco multiplayer, un blog dove fare castelli, deserti, oasi, api volanti…. qualcosa di sicuramente grosso, che funzionera finche la gente capira che la vita vera è fatta di relazioni e non di mondi fantastici ma ALIENANTI!

3 09 2007
Luca De Felice

Sì, gli strumenti che hai citato esistono già da tempo…la loro maggiore semplicità per gli utenti finali e l’aggregazione sotto il cappello di Web 2.0 esiste solo dal 2004. Business models come quello di zooppa.com, che nascono direttamente dall’approccio UGC e Web 2.0 invece sono molto più recenti.
Per quanto riguarda Second Life, questa è una tua opinione che posso condividere; ciò non toglie che al momento attuale, persone reali stiano facendo del business tramite avatar virtuali.

Ciao, Luca

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